Quante volte capita di colpevolizzarsi per lo stato di salute della propria pelle? Sfatiamo i pregiudizi che tutte le malattie cutanee siano una diretta conseguenza dei nostri cattivi comportamenti.

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Malattie della pelle e colpevolizzazione: perché ciò accade?

Le malattie della pelle sono esposte al giudizio altrui e facilmente stigmatizzabili. Sguardi giudicanti generano sentimenti di imbarazzo e vergogna che hanno un impatto deleterio sulla qualità di vita. Uno studio britannico rivela che oltre la metà delle persone con una malattia della pelle si sente giudicata dagli altri per il proprio aspetto. A peggiorare il quadro, l’impossibilità di nascondere i sintomi cutanei della malattia come fossero un “segno della colpa”.

 

L’epidermide non è solo l’organo più esteso del corpo, ma anche il più esposto e visibile; e i primi occhi a giudicare l’aspetto di quell’organo sono i nostri. Il primo giudizio, di solito negativo, è il nostro. Questo accade per i normali inestetismi, ma ancora di più nel caso dei segni di una patologia: eczemi, pelle desquamata, macchie ed escrescenze, eritemi e croste pruriginose sono manifestazioni cliniche che causano vergogna perché temiamo la derisione e il disgusto che possono provocare in chi guarda. E perché, in fondo, pensiamo di esserceli meritati.

 

Può capitare che risuonino nella nostra testa frasi come quelle che puoi leggere premendo i pulsanti del video interattivo qui sotto:

Sono falsi miti, sono pregiudizi. Alimentando un inutile senso di colpa si genera un circolo vizioso, perché è senza dubbio vero che “stressarsi” non fa venire malattie infiammatorie croniche come la psoriasi o precancerose come la cheratosi attinica, ma in presenza di una patologia cutanea può contribuire ad esacerbare i sintomi.

 

Il senso di colpa è la illogica sensazione di essere sbagliati, o di aver fatto qualcosa di sbagliato. Chi sviluppa un senso di colpa senza rendersene conto si nega il diritto alla gioia e permane in una costante condizione di mortificazione. Quando il senso di colpa è ingiustificato, come capita a chi ha una malattia della pelle che crede di essersi procurato in qualche modo, occorre spesso risalire ad un pregiudizio inconscio che si porta dentro.

 

Malattie croniche della pelle: i falsi miti da sfatare

Quali sono i pregiudizi più comuni che ruotano intorno alle malattie croniche della pelle, che causano sensi di colpa in chi ne soffre? Vediamone qualcuno:

Le malattie croniche infiammatorie della pelle non sono contagiose, ma purtroppo simulano i sintomi di malattie esantematiche che effettivamente lo sono. Oppure, possono far pensare a infezioni da contatto sessuale, come l’Herpes genitale. Ciò contribuisce a generare negli altri un senso di disgusto o di timore vissuto, da chi ne porta i segni, come un’accusa. Da qui un senso di colpa del tutto ingiustificato.

Anche questo pregiudizio è ancora molto presente, e innesca un senso di grande disagio in chi lo subisce. Un corpo che venga percepito come sporco o poco curato è socialmente inaccettabile. Istintivamente allontaniamo una persona poco pulita, e questa reazione viene vissuta come una colpa.

Uno dei peggiori pregiudizi che si possono nutrire sulle patologie cutanee infiammatorie o comunque croniche, è che derivino da qualche tratto negativo del carattere o della personalità. Lo stress, percepito come incapacità di gestire le emozioni o di affrontare i momenti di crisi della vita, può portare ad autoconvincersi che la causa dei segni cutanei risieda in una sorta di debolezza o eccessiva sensibilità. Questa narrazione emerge, ad esempio, da molti racconti che persone con psoriasi fanno circa l’esordio della loro malattia. Come se ci fosse un nesso di causa-effetto diretto. Le cose invece non stanno così. La pelle, essendo un organo di rivestimento pieno di “sensori”, risponde agli agenti stressogeni presenti nell’ambiente: la luce del sole, gli agenti atmosferici, le sostanze chimiche irritanti, i pollini ecc. In persone predisposte geneticamente (e la genetica non è una colpa), questi stimoli vengono recepiti dal cervello come una minaccia e gestiti con un’allerta del sistema immunitario. A sua volta, la reazione infiammatoria che ne consegue, alimenta lo stress mentale. Ma attenzione, si tratta di un meccanismo complesso in cui entrano in gioco tantissimi elementi, non certo e non solo gli stress ambientali. Né basta essere psicologicamente fragili per ammalarsi di malattie della pelle. Infine: lo stress fa parte della vita, è impensabile eliminarlo dalla nostra esistenza. Meglio accettare questo fattore immodificabile, e conviverci pur sapendo che può avere ripercussioni sulla salute non prevedibili. Nessuno ha il completo controllo sulle proprie reazioni ai fatti della vita, né ci si può proteggere dagli effetti di tali reazioni sulla pelle.

Il cancro della pelle ha molto a che fare con l’esposizione solare e, proprio per questo, il senso di colpa può essere terribile. Sappiamo la cheratosi attinica, ad esempio, è una malattia causata dal fotodanneggiamento e che la pelle esposta ai raggi UV può subire dei danni profondi che portano ad una mutazione cancerosa. Anche in questo caso, però, non serve a nulla colpevolizzarsi. Non tutti e non sempre nella vita siamo stati informati dei pericoli legati all’esposizione diretta alla luce solare senza adeguata protezione. Questo tipo di tumore, inoltre, è molto frequente nelle persone con fototipo chiaro, che non può certo essere definito una “colpa”. Né lo è lo svolgere professioni che comportano la permanenza all’aperto per molte ore al giorno.

Insomma, le malattie croniche della pelle sono condizioni complesse e multifattoriali, le cui cause non sono sempre note neppure alla classe medica. Saperlo forse non aiuta chi ne soffre ad affrontare meglio la sfida che tali malattie comportano, ma almeno è possibile scrollarsi di dosso inutili e mortificanti sensi di colpa.

 

Il senso di colpa non si elimina con una medicina uguale per tutti. Ma, quando emergono i segnali di un processo di auto colpevolizzazione, occorre fare un lavoro interiore per capire da quale credenza arrivi quel sentimento. Non sempre si può fare questo percorso da soli, soprattutto se si tratta di un pregiudizio inconscio e radicato. Farsi aiutare da professionisti è pertanto un passaggio importante, una scelta che può aiutare a far pace con se stessi, accettarsi così come si è e, conseguentemente, accettare anche i segni visibili di una malattia per la quale non si prova più un sentimento di avversione.

Psoriasi test sulla qualità di vita

Fonti:

  • Medical News Today Medical Myths: all about Psoriasis
  • Medicina Narrativa, Io e la mia psoriasi: la narrazione come strumento di conoscenza della persone affetta da psoriasi
  • Homayoon D, Hiebler-Ragger M, Zenker M, Weger W, Unterrainer H, Aberer E. Relationship Between Skin Shame, Psychological Distress and Quality of Life in Patients with Psoriasis: a Pilot Study. Acta Derm Venereol. 2020 Jul 2;100(14):adv00205. doi: 10.2340/00015555-3563. PMID: 32556357; PMCID: PMC9199924.
  • Mento C, Rizzo A, Muscatello MRA, Zoccali RA, Bruno A. Negative Emotions in Skin Disorders: A Systematic Review. Int J Psychol Res (Medellin). 2020 Jan-Jul;13(1):71-86. doi: 10.21500/20112084.4078. PMID: 32952965; PMCID: PMC7498125.
  • Harvard Health Publishing Stress may be getting to your skin, but it’s not a one-way street
  • British Skin Foundation Over half of those with a skin condition feel judged by others

ATTENZIONE: le informazioni e i consigli che ti proponiamo sono generali, e come tali vanno considerati, non possono essere utilizzati a fini diagnostici o terapeutici. Il medico deve rimanere sempre la tua figura di riferimento.